giovedì 16 settembre 2010

L’evoluzione in progress: una responsabilità e un’opportunità.

In Ontopsicologia si apprende che quando la nostra vita è sincrona al nostro In Sé
ontico, uno degli effetti che “naturalmente” si riscontrano è il raggiungimento di
risultati in costante progress. Ciò che ci anima da dentro, quindi, ha una costante
sete di nuovi orizzonti e traguardi: non è una frenesia, ma una ordinata costruzione
che, mattone dopo mattone, permette all’individuo di ampliare con coerenza e
proporzione il proprio raggio di azione storica e sociale.

Questo implica una grande responsabilità da parte dell’operatore, soprattutto
quando raggiunge una mèta: uno dei rischi è infatti quello di fermarsi sull’obiettivo
raggiunto pensando che, una volta riempito il bicchiere, quel “pieno” sia comunque
una conquista “per sempre” . Invece è esattamente il contrario: l’In Sé ontico
è motivato all’evoluzione per cui, ai suoi occhi, la stasi e la non-evoluzione
equivalgono a una regressione. L’obiettivo che si raggiunge in un certo momento di
vita non ha per il soggetto la stessa valenza man mano che il tempo passa. Si tratta
infatti di qualcosa che progressivamente viene “metabolizzato” e che, quindi, chiede
di essere alimentato seguendo le nuove spinte dell’In Sé. Nel libro della pedagogia
ontopsicologica, si può leggere che “ogni tanto nella vita bisogna disfare tanta
strada precostituita come vantaggio ed entrare in una novità di orizzonte, cioè il
rischio è continuo, il gioco è aperto, ma il guadagno è illimitato.” Per questo a volte
ci sono delle scelte da fare che hanno una pregnante urgenza: “o le attui e divieni, o
non le attui e sei normale numero”.

Si diviene come si sceglie. (Antonio Meneghetti)

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